La Cadillac di Dolan

stephen-king-014Bene, dove eravamo rimasti? Ah si…

Prima di tutto scusate l’assenza ma, a volte, la vita reale riesce ad essere più importante di un blog e va da sé che questo mio passatempo venga temporaneamente messo in “disparte”…anche se disparte è un termine che non mi piace affatto.

Comunque, bando alla ciance.

L’ultima volta volevo recensire un racconto di Shephen King, La Cadillac di Dolan. Perché la mia scelta sia caduta su questo racconto è spiegato dal fatto che La Cadillac di Dolan è uno dei pochi racconti dove il maestro dell’horror non inserisce l’elemento fantastico. Non troveremo quindi nessun vampiro, fantasma, strega, pazzo omicida con poteri soprannaturali o sfigate collegiali con poteri telecinetici. No, in questo racconto quello che Stephen King ci mostra è un estratto di realtà, di una ipotetica realtà.

Come ha spiegato lui stesso in diverse interviste, ogni lavoro (non importa che sia un racconto o che sia un romanzo) nasce da una domanda madre, ossia cosa succederebbe se. Nella situazione specifica, la germinazione di questo racconto è avvenuta mentre King era in macchina e procedeva a passo d’uomo a causa di un cantiere che occupava gran parte della carreggiata nonché il lato sterrato alla sua destra. In un’intervista King dichiarerà:

“Un attimo dopo [aver visto il cantiere] avevo l’idea di “La Cadillac di Dolan” ben chiara nella mente, già completamente sviluppata, e nessuno degli elementi narrativi ha mai più subito la minima modifica”.

Il colpo di genio per King è avvenuto associando il cantiere che bloccava il traffico con la macchina che precedeva la sua, una grossa Cadillac verde. “In una fossa così ci starebbe anche una macchina grande come quella Cadillac”, ha detto.
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Il libro che ti cambia (o ti salva) la vita

save lifeOgnuno di noi ha un libro preferito, non importa se è un classico o se appartiene alla collana dei romanzi rosa che escono d’estate per tenerci compagnia sotto l’ombrellone. Tutti hanno un libro che è, nella propria classifica personale, un gradino sopra gli altri. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Voglio parlare di un’altra tipologia di libro, quella che non tutti hanno avuto (o non hanno ancora avuto) il piacere di leggere. E’ quel libro verso cui tu senti di avere un debito enorme, un libro senza il quale tu non potresti essere come sei attualmente. Non importa se non è il libro più bello che tu abbia mai letto, se tu lo possegga nella tua libreria chiuso in una teca oppure che tu l’abbia perso durante l’ultimo trasloco. Niente di tutto questo è realmente importante perché, a dispetto dei giorni che passano o delle sfighe che ti capitano, tu porterai sempre nel cuore quel libro che, forse per caso o forse per tua cieca volontà, è entrato nella tua vita e non ne è più uscito. E’ quel libro che ti ha cambiato (o salvato) la vita. Continua a leggere

La Metamorfosi -F. Kafka-

metamorfos

Dopo Kafka sulla spiaggia non poteva mancare un piccola recensione su un racconto dell’omonimo scrittore (quello originale intendo). In effetti, quando ho finito il libro di Murakami, il nome Kafka mi è rimasto in testa (l’inconscio gioca brutti tiri) e, quando ho fatto il mio solito giro in libreria, ho cercato subito il racconto più famoso di Franz Kafka, la Metamorfosi. Sapevo di cosa trattava il racconto (esiste ancora qualcuno che non lo sappia?) ma non l’avevo mai letto e quindi, armato di buona volontà per colmare la mia infinita ignoranza, ho cominciato la lettura.

“Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni inquieti, si ritrovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto”

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La Leggenda del Santo Bevitore

3243720-RothBEVITOREesec_300dpi-283x431Oggi ho iniziato, e finito, un piccolo libro di Joseph Roth: La leggenda del santo bevitore. E’ un libricino che si lascia leggere in poco più di un’ora e narra la storia di un barbone di Parigi (siamo nel 1934) che ha la fortuna di incontrare, sul proprio cammino, personaggi che nel bene o nel male lo aiuteranno a tirare avanti. Anzi, per essere più preciso, dovrei dire che lo aiuteranno a riconquistare la vita precedente, quella lontana da tutti tutti gli stenti e le fatiche che negli ultimi anni hanno logorato il povero Andreas.

Andreas è, appunto, il protagonista e come ho detto prima, è un uomo che passa le sue giornate sulle sponde della Senna ad ubriacarsi e tirare sera. Un giorno qualunque, mentre si sta avviando verso il centro di Parigi per cercare di recuperare qualcosa da mettere sotto i denti, incontra un uomo di bell’aspetto, a lui sconosciuto, che senza alcun motivo gli dona duecento franchi. Una cifra esorbitante all’epoca, soprattutto per un barbone. Il buon Andreas, che si sente ancora un uomo d’onore Continua a leggere