Un mondo senza dio

55632E26-indias-godless-working-on-debut-ep-infest-single-due-this-week-image

Ci stavo pensando alcuni giorni fa quando, per poter incorniciare in un mondo fantasy una storia che mi è venuta in mente, ho creato un sistema socio-politico senza alcuna religione. Nel farlo mi sono reso conto che, in effetti, da quando l’uomo ha messo piede sulla Terra, è una condizione che non è mai esistita. Un mondo senza alcuna religione, senza un dio al quale rivolgere le nostre preghiere, senza un lume in fondo a quel tunnel che di solito chiamiamo vita no, non c’è mai stato. Nel creare il mio mondo non mi sono chiesto come mai l’uomo senta il bisogno di una divinità sopra la sua testa come elemento essenziale della sua vita (non sono un sociologo e nemmeno uno storico, non sarei in grado di trovare una risposta ad una domanda così grande) ma, bensì, mi sono domandato come sarebbe la vita di tutti i giorni senza luoghi di culto, senza preghiere, senza i principi che stanno alla base delle attuali religioni. Ho pensato ai contro di una società priva di religione…ed ho pensato ai pro. E nei pro, nei benefici che l’uomo potrebbe avere in un tale sistema, non ho potuto fare a meno di pensare al fatto che molte guerre, molte divergenze tra popoli, indipendentemente dallo schieramento dal quale volete vedere la situazione, si sarebbero potute evitare o, forse addirittura, nemmeno cominciare.

E con questi pensieri in testa che mi sono svegliato questa mattina e, una volta arrivato al lavoro ed acceso il pc per controllare la posta come faccio abitualmente, mi ritrovo in prima pagina i drammatici avvenimenti di Nizza. E allora una persona, soprattutto se è una persona come me, comincia a pensare, a farsi due o tre domande e comincia a valutare se, per assurdo, quel mondo immaginario che avevo appuntato velocemente su un foglio immaginando lande deserte, draghi, cavalieri erranti e dame in pericolo, non sia migliore del mondo attuale. Ho cominciato a pensare che, sempre per assurdo naturalmente, quell’elemento che noi tutti chiamiamo religione, che noi tutti accomuniamo alla redenzione o alla salvezza della nostra anima, in realtà, se andiamo a guardare i fatti o se rileggiamo con maggior occhio critico un libro di storia, altro non è che uno strumento che nell’arco dei secoli ha combinato solamente dei gran casini. Scegliete voi un periodo storico, non importa quale sia, scegliete un luogo sulla terra: di sicuro troverete uno scontro religioso, è matematico. Potrei nominare le crociate cristiane tra l’XI ed il XIII secolo, oppure potrei portare a mio sostegno gli eventi attuali di una guerra intrapresa da un islam fondamentalista contro la civiltà occidentale, potrei ricordare la guerra della ex-jugoslava (un tempo esempio di convivenza e tolleranza), potrei scrivere dell’impero romano quando, durante le sue prima fasi, decise di passare dal paganesimo al cristianesimo. Potrei portare molti altri esempi, ma confido nel vostro giudizio e nella vostra capacità analitica e quindi mi fermo qui, avete sicuramente capito di cosa sto parlando.
Tutte queste riflessioni sono passate nella mia testa nell’arco di tempo in cui, sul mio pc al lavoro, passavano in rapida successione le immagini degli avvenimenti di Nizza, mentre il telecronista di questa o di quelle emittente televisiva cercava, nella maniera più particolareggiata possibile, di descrivere gli attimi di terrore e di sgomento che la gente aveva appena vissuto. Come tutti, ero inorridito e allo stesso tempo ipnotizzato da quello che passava davanti ai miei occhi. Mi chiedevo cosa fosse accaduto, quante storie ci potevano essere dietro ad un foto di un passeggino a terra o cosa avessero visto i primi soccorritori una volta arrivati sul luogo dell’incidente. Mi chiedevo cosa sia passato nella testa di quel ragazzo che ha deciso di recuperare un camion e di falciare la folla in una folle corso contro bersagli inermi, mi sono chiesto cos’è che può spingere una persona a fare tutto ciò, quale motivazione può essere così grande e forte per annebbiare completamente la mente di una persona facendole credere che le sue azioni abbiano un qualsivoglia valido motivo, quale droga possa essere in grado di accecare in questo modo la ragione umana. E questo ultimo pensiero, infine, quell’ultima parola, mi ha portato alla mente una frase che tanto mi era piaciuta quando, durante gli anni delle superiori, decisi che in fondo era meglio essere un ateo-convinto piuttosto che credente-dubbioso. La religione è l’oppio dei popoli -Karl Marx-. Ovviamente, all’epoca, non potevo ancora sapere le implicazioni profonde di quella semplice frase ne tanto meno immaginavo che l’avrei apprezzata sempre di più nel corso degli anni. A volte capitano anche di queste fortune…

Come si addice a queste situazioni, ovviamente i social media, alle 8 del mattino, erano già pieni zeppi di pensieri, invettive, foto e filmati di tutti i generi. Una sorta di macabro rituale al quale, purtroppo, stiamo cominciando ad abituarci. Leggo alcuni commenti e uno di questi mi colpisce particolarmente, ed è quello di una ragazza che scrive di non postare foto di Nizza per rispetto verso i morti. Allora mi fermo, cerco di fermare il turbine di pensieri che mi centrifuga nella testa e decido che sia ora di un secondo caffè ma, proprio mentre attendo che la macchinetta del caffè faccia il suo lavoro, una domanda mi rimbalza in testa: di che rispetto stiamo parlando? Posso capire il silenzio che segue il dolore, posso capire lo sgomento che certe immagini possono far nascere nelle persone troppo sensibili, posso capire un sacco di cose ma giuro che non capisco che tipo di rispetto si debba portare verso quelle persone che sono morte in quel modo. Postiamo di tutto sui nostri account Facebook, Twitter, Instagram ecc ecc, dal gattino che morde una pallina alla foto di nostro figlio mentre succhia il seno materno. Pubblichiamo ragazzi che si prendono a botte, gare clandestine di auto, spacciatori e puttane. Guardiamo filmati porno come fossero intermezzi salutari durante le nostre pause pranzo. E, poi, quando ci sono vittime di un attacco terroristico, quando ci sono vittime dell’essesima guerra religiosa in atto, chiediamo di non pubblicare niente per rispetto? Quando succede qualcosa che dovrebbe svegliare il genere umano da quello stato catatonico dal quale è affetto da ormai un ventennio a questa parte, si porta a giustificazione di questo il rispetto?
Il rispetto è per i vivi, è un concetto che appartiene alla vita, non di certo ai morti o alla morte.
Guardiamole quelle cazzo di immagini, inorridiamo davanti a quel passeggino dilaniato, leggiamo tutte le storie spezzate di quelle persone che, in un attimo e senza rendersene nemmeno conto, hanno perso tutte le loro speranze e sogni. Commuoviamoci davanti alla storia di quel marito che ha aspettato per ore il ritorno della moglie e di suo figlio che erano usciti solo per guardare i fuochi d’artificio. La consapevolezza è l’unica arma che un pensiero libero può avere e, come il rispetto, è un concetto che appartiene ai vivi, non ai morti.

A loro, ai morti, lasciamo il silenzio.

download

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...