Come Arruffianarsi il Lettore

lettore

Chi scrive spesso si chiede come è possibile inchiodare il lettore alle proprie righe. Perché se è vero che quello si scrive è solo frutto del nostro ingegno e della nostra fatica, è anche vero che si scrive per qualcuno, non importa se sia vostra nonna, il vostro gatto o, nel caso siate più fortunati, un pubblico più o meno vasto. Vien da sé che se scriviamo per far leggere i nostri lavori a qualcuno, bisogna in qualche modo riuscire a bloccare il lettore sulle nostre parole. Come fare? Vediamo…

C’è chi dice che l’incipit sia molto importante, d’altra parte sono le prime righe che mettono in contatto noi con il nostro lettore, è come un primo incontro, una prima occhiata. Se in questo momento no scatta la scintilla, allora avremo a disposizione poche pagine prima che il lettore decida che il suo tempo vale più del nostro lavoro (il che, alcune volte, non è poi così sbagliato). Detto questo, e ricordando l’importanza oggettiva dell’incipit per un qualsiasi libro, direi che non ci si può fermare solo a questo. Un libro, infatti, può arrivare a contare 300 o più pagine. E allora cos’è che spinge il lettore a continuare a leggere un testo, pagina dopo pagina, fino a giungere alla fine magari in pochi giorni. Cos’è che porta il lettore a decidere di sottrarre tempo ad altre sue occupazioni per dedicarlo a noi? Si, la passione per la lettura può essere una valida motivazione ma la passione, si sa, se non viene alimentata prima o poi si spegne (e qualcuno potrebbe anche dire più prima che poi). E ovviamente dobbiamo essere noi scrittori ad alimentare quella passione. Perché? Perché se è vero che i lettori non potrebbero esistere senza gli scrittori, allora è anche vero che gli scrittori non potrebbero esistere senza nessuno che legga quello che scrivono. Logica schiacciante. Purtroppo, che voi siate d’accordo o meno, il rapporto lettore-scrittore (o viceversa se vi aggrada di più) è strettamente vincolante. Quindi, come fare per arruffianarsi il lettore? Come far per obbligarlo a girare pagina o, se volete essere più realisti, a invogliarlo a spendere dei soldi per il vostro lavoro? La risposta a questa domanda può essere condensata in una sola parola: curiosità. Certo, detto così risulta fin troppo semplice, e i più attenti di voi potrebbero chiedermi “e allora come faccio a creare curiosità nel lettore?”. Domanda lecita e pertinente. La risposta, anche in questo caso, può essere condensata in un’unica parola: la sfiga. Ora mi spiego.

man_reading_book_on_beach-otherDando per scontato che il vostro testo sia presentabile, che non presenti errori macroscopici di grammatica, che sia contestualizzato in maniera corretta, che le descrizioni riescano a far nascere sentimenti nel lettore e che non siano simili a liste della spesa, che non ci siano gaffe storiche o imprecisioni durante l’intera trama, dovrete porvi un’altra domanda prima di pensare (o per meglio dire sperare) che qualcuno voglia leggere il risultato del vostro duro e lungo lavoro: c’è abbastanza sfiga in quello che ho scritto? Facciamo un esempio.

Il vostro personaggio ama da anni una ragazza ma non si è mai dichiarato. Dopo aver adeguatamente caratterizzato il vostro personaggio a livello psicologico, se passate a scrivere una storia narrando la dichiarazione del vostro personaggio e la reazione positiva della ragazza, allora potete esser certi che il lettore chiuderà il libro e segnerà il vostro nome sulla lista nera degli autori da non comprare più. Perché? Perché non abbiamo rispettato un concetto molto semplice, un concetto tanto semplice da imparare ma un po’ meno da applicare, ossia quel concetto o principio secondo il quale il vostro eroe (o la vostra eroina) deve avere un obiettivo, un desiderio e che questo suo obiettivo/desiderio sia ostacolato da qualcosa o da qualcuno. Insomma ci deve essere sempre qualche cosa che si metta di mezzo tra quello che il nostro protagonista vuole fare e quello che effettivamente riesce a fare, fino ad arrivare al punto massimo di climax dove tutti i nodi vengono al pettine; se avete un animo romantico potrete coronare il sogno d’amore del vostro ben amato eroe oppure, se siete più cinici che romantici, lasciarlo solo a piangere in un bar dimenticato da dio consolato solamente da una vecchia proprietaria tutta ciccia e brufoli.

booksDovrete riuscire, quindi, a portare il lettore fino a quel punto, trascinarlo attraverso le vostre pagine fino al momento in cui tutto il casino che avete creato (chiamato trama per i non addetti ai lavori) non trova risposta e si ha la tanto attesa risoluzione del conflitto. Dovrete essere capaci, in poche parole, di far nascere nella testa del lettore la domanda “e ora cosa farà?”. E’ la capacita del protagonista di risolvere situazioni difficili a far sì che il lettore possa trovare accattivante il vostro lavoro. Tornando all’esempio del ragazzo alle prese con la dichiarazione alla sua amata, dovremmo saper trovare molte situazioni in cui quella dichiarazione possa andar male oppure, per lo meno, essere posticipata. Ad esempio, dopo anni in cui il ragazzo di prepara le parole per far capire quanto ama quella ragazza, il nostro protagonista si presenta all’appartamento della ragazza e scopre, grazie alla sua coinquilina, che è partita da poche ore per un viaggio di 2 settimane a New York…con il suo ex. Oppure farlo arrivare all’appartamento, la ragazza lo accoglie con il viso coperto da una maschera al cetriolo, lasciargli fare il suo discorso, emozionare il lettore con parole cariche d’amore (funziona sempre) e proprio sul punto più bello…scoprire che la ragazza dietro alla maschera al cetriolo è la coinquilina e non la ragazza di cui è innamorato (ah, dimenticavo: da quel momento la coinquilina si innamorerà del ragazzo eh eh).

Insomma, fate in modo che al vostro protagonista non manchi una buona dose di sfiga. Nella vita reale, incontrare ostacoli e non procedere lungo una linea ideale, viene considerato un elemento avverso ma in letteratura è la molla scatenante che fa muovere tutti i personaggi e manda avanti la trama. Pensate ad Ulisse: ha vagato dieci anni prima di riuscire a tornare alla sua amata Itaca e, una volta arrivato a casa, solo il suo cane Argo riuscì a riconoscerlo. Capite cosa intendo dire?

Prometto che la prossima volta parleremo del DESIDERIO-OSTACOLO-CONFLITTO-RISOLUZIONE ma per ora, se vi volete divertire, provate a mettere un po’ di sfiga lungo la strada del vostro protagonista e divertitevi a vedere come se la caverà. Vedrete che comincerà a formarsi anche nella vostra testa, nella testa di voi scrittori, la domanda “e ora cosa farà?”.

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4 pensieri su “Come Arruffianarsi il Lettore

  1. Direi creare l’ansia. …e ci sta tutta, sennò il libro finirebbe di essere letto al primo capitolo, se va bene. A questo punto , se vale l’effetto (che fa ) la “sfiga”sui lettori, ho giusto , giusto qualche aneddoto personale.Con la mia autobiografia , faccio un “best-seller”.
    P.s= che “sfiga” non scrivere come te.Mi piacciono sia i contenuti, sia lo stile usato. Io non chiudo il libro, continuo a leggerti.

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    • Ciao Tiziana…
      Credimi, le persone che sanno scrivere bene sono altre, non di certo uno come me. Comunque ti ringrazio per le belle parole, sono sempre ben accette ed aumentano un po’ la stima personale eh eh.
      Autobiografia? La stai scrivendo veramente? Brava!
      Anche io, qualche anno fa, fui tentato di iniziare la mia, ma dopo poco il progetto si arenò. La cosa buffa fu che, in quella occasione, mi resi conto di quante cose avevo dimenticato nel corso del tempo.

      A presto.

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      • Ciao… (ti chiamo Anonimo).Prendeli I complimenti, perché ne ho veramente pochi.Più passa il tempo e meno li faccio (con la ragione).
        So leggere e so giudicare e “gasati” perché scrivi bene.
        Sto scrivendo per concorsi ultimamente.La scrittura non è quella che mi dà il pane, non è mai stato il mio mestiere. (Magari lo fosse).Non sto scrivendo la mia autobiografia e mi mette soggezione farla, ma sicuramente , secondo la tua considerazione, le ” sfortune” o le “cadute ” ne avrei da svriverle (ovviamente è data anche dall’età che passa e hai di che raccontare. Avevo iniziato un libro su una amicizia la scorsa estate. È fermo! Quasi morto.

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