Racconto numero 4

penna-stilografica

IL FOGLIO E LA PENNA

Le dita rugose della donna stringevano, ormai senza tanta convinzione, la penna che anni prima le regalò la figlia. L’orologio si apprestava a battere il mezzogiorno e la donna, come da consuetudine, si mise a sedere al tavolo della veranda, prese carta e penna e decise di provarci anche quel giorno. Il foglio la guardava dritta negli occhi e nella sua staticità sembrava beffarsi della donna. La penna, dal canto suo, era fredda alle dita di lei e sulla sua punta era ormai visibile una crosta di inchiostro. A suo tempo era stata proprio una bella penna: nera con delle eleganti finiture d’oro a delinearle le forme. Stilografica come piaceva a lei. D’altra parte la figlia conosceva bene i gusti della madre. Ma ora, stretta in quella mano, sembrava voler urlare pur di poter tornare a scrivere anche solo una parola. Una leggera brezza faceva vibrare all’unisono sia i capelli bianchi della donna sia la vecchia tovaglia di lino bianco che copriva il tavolo mentre il sole, facendosi strada tra i verdi platani, le massaggiava i palmi delle mani. Per la donna era una sensazione piacevole stare lì seduta a godersi quei momenti.

– Sono ormai anni che assisto alla stessa scena – esordì spazientito il foglio – ogni volta si siede, mi fissa per ore e poi mi ripone nel cassetto.

– Non fare il cafone – gli rispose la penna – quello che deve scrivere è importante e, per questo, ci vogliono parole importanti.

– Come fai a sapere cosa deve scrivere se ormai sono anni che non scrive una parola. Ti sei rinsecchita anche tu! Ti sono venute le rughe sulla punta! – le rispose il foglio.

– Sesto senso femminile – ribadì in modo scherzoso la penna – forse oggi sarà la volta buona.

– Come no, sono ingiallito a furia di aspettare! – chiuse secco il foglio.

I minuti passavano e l’orologio a pendolo iniziò a rintoccare i dodici colpi. La brezza stava svanendo e la donna sentì il bisogno di levarsi il suo scialle. Agli occhi della penna i movimenti dell’anziana amica parevano lenti e precisi e c’era qualcosa di armonioso nel vederla muovere. Una piccola farfalla bianca comparve proprio al limitare opposto del tavolo. Non curandosi affatto della presenza seduta a pochi centimetri da lei, la farfalla si rilassò e godette del caldo sole di aprile.

– Le farfalle erano la sua passione – sussurrò l’anziana donna come se ci fosse un invisibile interlocutore ad ascoltarla.

– Oh dio fa che non ricominci – borbottò il foglio – oggi proprio non ce la faccio!

– Zitto zoticone – lo rimproverò la penna.

E quel giorno, sarà stato per la piccola farfalla o per un motivo ancora ignoto, la donna cominciò a scrivere. Scrisse la parole che portava dentro da anni, tradusse in parole quel dolore che aveva cercato di nascondere fino a quel momento. All’inizio con fatica, poi con sempre maggior velocità e sicurezza. La penna faticò non poco all’inizio a stare al passo con quel fiume di parole che uscivano dalla mano della donna ma si sentì subito rinascere dopo poche righe. Sentire ancora l’inchiostro scorrerle lungo la punta la faceva sentire un penna come mai prima d’ora. E il foglio rideva a più non posso per quel continuo solletico che andava da destra a sinistra. A volte leggero, a volte più graffiante. Rideva per tutte le volte che era stato riposto nel cassetto ancora vergine e rideva perché finalmente poteva sentire la sua amata penna contro di sé. Ma dopo il primo momento di felicità, dopo che l’entusiasmo iniziale lasciò il posto alla consapevolezza della parole che la penna ed il foglio stavano plasmando, entrambi si zittirono e cominciarono a leggere quello che la vecchia donna aveva da dire.

– Non avevo mai letto parole così sincere – balbettò silenzioso il foglio.

– Non scriverò mai più parole così importanti – giurò a sua volta la penna.

E proprio quando la donna metteva il punto sulla frase conclusiva l’emozione per la penna fu troppa e scoppiò in un pianto di inchiostro che macchiò dapprima una piccola parte di foglio e poi l’intera superficie coprendo per sempre le parole che la donna aveva cercato per molti anni.

Prima dell’arrivo della sera l’anziana donna si incamminò verso il cimitero del piccolo paesino e pose sulla tomba della figlia un mazzo di fiori con all’interno la lettera ormai illeggibile.

– Figlia mia – disse a voce bassa – non ti sarà certo difficile leggere quello che ti ho scritto sotto quel velo di inchiostro.

Era quasi buio ormai quando la donna decise di tornare a casa. Il sole del pomeriggio era un piacevole ricordo ora che le ombre si allungavano e la temperatura era scesa ad annunciare l’arrivo della notte. Sopraffatta com’era da una moltitudine di pensieri le sembrò, comunque, di intravedere un piccola farfalla bianca volare intorno al mazzo di fiori posto sopra la tomba della figlia.

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4 pensieri su “Racconto numero 4

  1. Mi piacciono molto i racconti basati su un punto di vista innovativo …
    E questo mi piace ancora di più …
    Perchè ogni volta che mi siedo davanti al mio foglio, stringendo la mia penna fra le mani … Anch’io sento che mi fissano, aspettando quelle parole che, delle volte, ci mettono un po’ ad arrivare.

    Come sempre: bellissimo scritto!

    Mi piace

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