Racconto numero 2

800

LEI

La sua camicia è una macchia bianca sul letto. Lei la ignora: infila nel cassetto la biancheria pulita, mette la borsa nuova sul ripiano più alto dell’armadio, apre la finestra e cambia aria alla stanza. Va a sedersi davanti allo specchio. Si sente bella oggi, sembra quasi che il trucco di ieri sera le sia rimasto addosso. Raggiunge il letto. Prima sfiora il colletto e accarezza le maniche, poi se la preme sul naso, sulla bocca. Sorride mentre inspira il profumo proveniente da quella camicia e si sente un po’ stupida, ma felice. Apre l’armadio e cerca una stampella libera. Si sforza di non guardare il telefono anche se sa che è lì sul comodino.

La serata appena trascorsa sarà difficile da dimenticare. Decide che non il momento di perdersi in inutili pensieri e quale rimedio migliore se non le faccende domestiche? Il piccolo bilocale, acquistato grazie ad un mutuo vitalizio, è il suo piccolo regno e ci tiene a vederlo sempre in ordine e ben curato. Raggiunge il soggiorno e, anche lì, spalanca le finestre. L’aria di primavera invade la casa con tutte le sue fragranze e i suoi rumori regalandole una sensazione di benessere. Ama questa stagione e pensa che potrebbe essere la giornata ideale per fare un po’ di jogging al parco questo pomeriggio. E’ un buon piano: prima pulizie in casa e poi attività fisica all’aperto. Sarebbe riuscita sicuramente a non pensarci per un po’…
Entra in bagno con l’intenzione di farsi una doccia anche se sa che è un po’ stupida come idea: faticherà un bel po’ per rimettere a posto casa ma sente il bisogno di acqua fresca lungo il suo corpo. Apre il rubinetto e si spoglia velocemente ma, mentre sta per mettere il piede dentro il box doccia, sente la suoneria del cellulare arrivare dalla camera da letto. Mentalmente lo vede illuminarsi sul comodino e spostarsi leggermente aiutato dalla vibrazione come se volesse venirle incontro. Chiude l’acqua e senza rivestirsi torna in camera: le tende avrebbero coperto la sua nudità. Le basta uno sguardo al cellulare ed il suo cuore perde un battito: la scritta sul display indica la persona che la sta cercando. “LEI” è così che aveva memorizzato il suo numero di telefono. La suoneria continua il suo gingle mentre riflette se sia il caso di rispondere oppure no. Alla fine, prende coraggio e risponde.

– Pronto

– Ciao

La voce che sente dall’altra parte è calda. Proprio come se la ricordava.

– Ciao – le parole le si fermano in bocca.

– Ti disturbo?

– No figurati: mi sono appena svegliata – dice buttando fuori la prima cosa che le viene in mente.

– Avevo voglia di sentirti

C’è un attimo di silenzio.

– Pronto!?!?

-Si, si…ci sono. Sei sempre così diretta? – risponde cercando di riprendere in mano la discussione. Si siede sul ciglio del letto e solo ora si ricorda di essere nuda.

– A volte. In questo caso si –  dice scherzando l’altra voce – e volevo sapere se il regalo ti era piaciuto.

– Il regalo?

– Si, il regalo che ti ho fatto ieri sera. Ricordi? La tua festa di compleanno…

– Ah il regalo – e lo sguardo va diretto alla borsa posta sopra l’armadio – si si, moltissimo. L’ho aperto appena sono arrivata a casa ieri sera.

– Ti piace davvero?

– Credimi, anzi mi stavo chiedendo come hai fatto ad indovinare i miei gusti

– Mi sono lasciata guidare dall’istinto – risponde la voce oltre il telefono.

Pur essendo ancora un po’ disorientata per quella telefonata improvvisa era impossibile non capire quale fosse il doppio senso. Anche lei si era lasciata guidare dall’istinto ieri sera.

– Sono contenta che ti piaccia

– E’ bellissima ma non dovevi disturbarti

– Nessun disturbo, è stato un piacere…uno dei tanti

Ecco, l’ha fatto di nuovo. Il cuore comincia a martellarle in corpo mentre il cervello le proietta davanti agli occhi, come fosse un cinema, le scene della serata appena trascorsa.

– Pronto? Non ti sento più…

– Si, scusa, ci sono

Stava arrossendo e ringraziò Dio di non dover affrontare quella discussione faccia a faccia.

– Ti sento un po’ strana, vuoi che ti richiamo più tardi?

– No no, non preoccuparti. E’ solo che…

– Che…

– Eh, non so come dire

– Forse stavi pensando ancora a ieri sera?

Secondi di panico ma la sua frase era vera: aveva passato la notte intera a pensarci e anche questa mattina, prima di ricevere la sua telefonata, i suoi pensieri erano stati tutti per lei.

– Si – Finalmente l’aveva ammesso.

– Anche io ci stavo pensando

– Claudia – è la prima volta che pronuncia il suo nome ed è strano sentirlo echeggiare nella stanza – non so come spiegarti. Quello che è successo ieri sera per me è…

– Tutto nuovo?

– Ma come fai? Come fai a togliermi le parole di bocca?

– Istinto

– Comincio a crederci –  sorride. Si sta rilassando e, nuda sul suo letto, si gode la piacevole corrente d’aria che arriva dal soggiorno. Quella telefonata le sta piacendo.

– Se vuoi che riattacchi basta dirlo, non c’è problema

– No, non mi dai fastidio, figurati. E’ solo che mi sento un po’ in imbarazzo-  ammette lei.

– Non devi. Mi hai regalato 5 minuti bellissimi

Ora i ricordi sono più intensi: riesce quasi a vedere Claudia di fronte a sé, a sentire il suo profumo.

– Se fossi meno timida ti direi la stessa cosa
Questa volta era Claudia a tacere.

– Pronto?
– Si, ci sono. Hai detto una cosa molto bella

Nuda sul letto, ora completamente a suo agio, sorride all’idea di come una sua frase abbia potuto avere quell’effetto. Rivede il sorriso di Claudia e quel suo modo di fare capace, in ogni momento, di metterti a proprio agio.

– Devi ammettere però che lo scambio della camicetta è stato un po’ troppo

– Beh, forse abbiamo bevuto un po’ troppi Martini

Stanno ridendo tutte e due. E’ bella la sua risata, la fa star bene.

– Meno male che portiamo più o meno la stessa taglia – dice ridendo Claudia.

– Pensa cosa avrebbero detto gli altri se ci avessero visto?

– Avrebbero visto 2 ragazze uscire dall’ascensore con le camicie un po’ sbottonate – rispose ridendo Claudia.
Una piccola pausa introduce il finale della telefonata.

– Ora ti lascio, avrai sicuramente da fare. Avevo solo voglia di sentirti.

– Ha fatto piacere anche a me-  e dicendolo si accorge di essere sincera. E’ stato davvero un piacere sentirla.

– Spero di risentirti presto

– Ti chiamo io la prossima volta, ok?

E’ strano: solo pochi minuti prima era imbarazzata ed ora è dispiaciuta perché la telefonata sta per finire.

– Ciao

– Ciao

Ripone il cellulare sul comodino e con lo sguardo torna di nuovo alla sua borsa nuova. Come poteva, una persona conosciuta solo la sera precedente ad una festa a casa di amici, esserle entrata in testa così rapidamente?
Di certo lei, ragazza posata e senza troppi grilli per la testa, fino a ieri sera non avrebbe mai pensato che le sarebbe piaciuto baciare una ragazza. Forse Claudia aveva ragione quando diceva che avevano bevuto un po’ troppo ma anche ora, da sobria, il ricordo di quel bacio la fa sentire bella e desiderata.
Si sdraia. L’abbraccio del cuscino e la carezza del copriletto estivo sul suo corpo la stanno facendo tornare a poche ora fa, in quel tratto di ascensore che porta dal quinto piano al piano terra. Loro 2 che entravano e Claudia che premeva il pulsante “T” sulla pulsantiera. Ricorda il rumore delle porte dell’ascensore che si chiudono alle loro spalle portandole, per un attimo, in un mondo tutto loro dove tutti gli sguardi di una serata, tutte le confidenze dette più o meno seriamente, culminavano in quel metro e mezzo quadrato. Ricorda Claudia che la baciava d’improvviso, con impeto e forza schiacciandola contro la parete dell’ascensore. I primi momenti di sgomento, di vergogna per poi rendersi conto di come il proprio corpo bramasse quelle labbra. Si ricorda il momento esatto in cui aveva deciso di rispondere al bacio spingendola, a sua volta, contro la parete opposta andando inavvertitamente a pigiare il tasto “ALT” dell’ascensore. Dal bacio alle mani la strada era stata breve. Le mani di una cercavano il corpo dell’altra mentre le gambe si univano a quella danza improvvisata accavallandosi reciprocamente. Ci volle un attimo per ritrovarsi con la camicetta completamente sbottonata e con il suo corpo alla mercé di quella sconosciuta. Timidamente, ricorda, cercava di imitare i movimenti di Claudia me le sue mani non erano abituate a liberare camicette femminili ed anche i Martini bevuti durante la cena non la aiutavano in quell’operazione. Quando sentì, poi, la mano di lei stringerle il seno ricevette una scarica elettrica che dal cervello si propagò lunga tutta la spina dorsale regalandole un brivido fino allora sconosciuto. Era invasa dal profumo di Claudia, dalla delicatezza delle sue mani e dalla morbidezza del suo corpo. Non sapeva fino a che punto si sarebbe lasciata andare ma voleva ascoltare il proprio corpo. Solo la ripartenza dell’ascensore, annunciata da un rumore metallico e secco, riportò entrambe le ragazze alla realtà e, timidamente, si staccarono continuando a guardarsi eccitate, il respiro di entrambe a riempire un silenzio carico di significato. Stava cercando di sistemarsi nei migliori dei modi quando la richiesta di Claudia le arrivò come uno schiaffo.

– Lasciami la tua camicetta, questa notte voglio sentire il tuo profumo

Un po’ impaurita per il fatto che qualcuno potesse vederle accettò subito e si ritrovò, in pochi secondi, con indosso la camicetta di Claudia. Le fece uno strano effetto indossare una camicia non sua, di una taglia leggermente più stretta ed intrisa di un profumo diverso.
Uscirono velocemente dal palazzo senza scambiare una sola parola finché non si scambiarono i numeri di cellulare. Lei lo scrisse su un foglietto e poi scappò via, inseguita da un senso di vergogna che non capiva bene da dove arrivasse.

Ora, sul letto, si rende conto che il suo corpo ha reagito ripensando alla notte appena trascorsa: il respiro è affannoso e la sua mano le accarezza il seno. Una fragorosa risata, liberatoria, le esce dalla bocca.

Quello che ci voleva adesso era proprio una doccia, una doccia fredda.

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