La Metamorfosi -F. Kafka-

metamorfos

Dopo Kafka sulla spiaggia non poteva mancare un piccola recensione su un racconto dell’omonimo scrittore (quello originale intendo). In effetti, quando ho finito il libro di Murakami, il nome Kafka mi è rimasto in testa (l’inconscio gioca brutti tiri) e, quando ho fatto il mio solito giro in libreria, ho cercato subito il racconto più famoso di Franz Kafka, la Metamorfosi. Sapevo di cosa trattava il racconto (esiste ancora qualcuno che non lo sappia?) ma non l’avevo mai letto e quindi, armato di buona volontà per colmare la mia infinita ignoranza, ho cominciato la lettura.

“Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni inquieti, si ritrovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto”

Questo si che significa andare subito al sodo. Quella che ho riportato è la prima frase del primo capitolo: niente incipit, niente presentazione della situazione iniziale, nessun tipo di spiegazione. Kafka non perde tempo a proiettarci in una situazione tanto assurda quanto inquietante, descrivendo nei minimi dettagli quello che il povero Gregor, il protagonista del racconto, si trova a dover affrontare appena apre gli occhi: nell’arco di una sole notte, si è trasformato in un insetto.

Mentre procedo nella lettura, l’elemento che mi lascia sbigottito è sopratutto uno, ossia che Grogor Samsa, una volta presa coscienza del fatto di essere diventato un insetto, non si chieda mai il motivo della sua mutazione. Mai una volta il protagonista si chiede cosa diavolo gli sia successo durante la notte. Accetta la sua nuova natura come se fosse una cosa naturale, un cambiamento a cui era destinato e, per questo, comincia a vivere e pensare proprio come un insetto dimenticandosi la sua natura umana.

7Ecco, a me questa cosa ha lasciato di stucco. Se mi dovessi svegliare una mattina e trovare sul mio braccio un piccolo livido o uno strano rigonfiamento, o una macchia sul viso che la sera prima non era presente, la prima reazione che avrei sarebbe quella di chiedermi “cosa diavolo è successo!?!?”. Sono certo che sarebbe una reazione largamente condivisa. Eppure Gregor no, Kafka gli vieta di pensare o di meditare su quanto possa essere successo nella notte precedente. Nei giorni successivi alla lettura del racconto, perché sono curioso come una scimmia, sono andato a leggermi qualche critica e ho letto una cosa interessante: Kafka, durante la seconda edizione del racconto, quando il suo editore intendeva cambiare la copertina del libro, si assicurò che sul nuovo frontespizio non fosse presente alcuna figura di insetto, nessuna immagine; fu categorico in ciò.

Allora tutto torna, ho pensato, ed ho cominciato a capire anche il meccanismo che l’autore voleva far scattare nella testa del lettore. Il maestro dell’orrore, Stephen King, insegna che una paura è tanto più grande quanto più vicina al nostro io, se appartiene alla nostra persona o alla nostra routine. Evitando di disegnare un insetto sulla copertina Kafka voleva che ogni lettore immaginasse, sulla parola insetto, l’animale più sgradevole e raccapricciante che avesse in mente. E forse questo, questa modalità di costruzione del racconto, Kafka la sfrutta anche nella parte iniziale, nella prima riga, dove informa il lettore che le cose stanno così, è inutile pensare al passato o a cosa può essere successo: ognuno troverà le spiegazioni che ritiene più opportune oppure, ancora meglio (o peggio), ognuno vagherà nel suo conosciuto per cadere nelle proprie paure, quelle paure che toccano le nostre sicurezze giornaliere nelle quali tutti noi poniamo le nostre fragili fondamenta.

Il racconto, ovviamente, non è tutto qui.

 diversitàIl tema della diversità, intesa come “accettazione dell’elemento diverso” è centrale. E’ un racconto che ha visto la luce nel 1915 ed è assurdo come oggi, il medesimo argomento, sia valido e altrettanto attuale. Gregor passa da una vita agiata e ricca di soddisfazioni ad una situazione diametralmente opposta, talmente lontana dalla sua condizione iniziale che neppure le persone a lui più vicine (i famigliari) riusciranno ad accettare la sua diversità. Anche la sorella, che all’inizio sembra legata da un rapporto profondo con Gregor, cederà alla voglia di normalità infrangendo il rapporto sorella-fratello e sperando, insieme alla madre ed al padre, nella morte del protagonista.

Brutto, non è vero? Si, è brutto da dire, certo, ma tutti noi sogniamo una vita tranquilla, piena di soddisfazioni e senza imprevisti…se per imprevisti intendiamo eventi avversi (ben venga, invece, la svedese bionda conosciuta casualmente in metropolitana). La desideriamo talmente tanto, questa vita tranquilla e piena di soddisfazioni che se messi alla prova, nemmeno i legami di sangue più stretti potrebbero fermare la nostra spinta verso quel tipo di esistenza.

Abbiamo tutti una piccola parte di Gregor nascosta chissà dove dentro di noi. La nostra unica fortuna è che non siamo obbligati a mostrare agli altri la nostre 6 zampette pelose o il nostro ventre convesso solcato da nervature arcuate…

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2 pensieri su “La Metamorfosi -F. Kafka-

  1. Penso e ripenso a quell’incipit, universalmente riconosciuto come il migliore di sempre. Poi, però, rileggo quell’ “enorme” e mi rendo conto che oggi la “Metamorfosi” finirebbe nel cestino di qualsivoglia editore

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