Kafka sulla spiaggia

Kafka-sulla-spiaggiaSono passati solo due giorni da quando ho finito la lettura di Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki. Preferisco parlarne ora visto che i ricordi sono ancora freschi e le impressioni che ho avuto sono ancora vive in me.

Comincio subito col dire che non amo particolarmente gli elementi fantastici all’interno di un romanzo contemporaneo che fonda la sua base sul mondo a noi conosciuto, così com’è. Per capirci: rispetto (ed amo) il fantasy perché l’autore getta in pasto al lettore un mondo con delle regole e abitudini ben precise anche se fantastiche. Se il lettore le accetta allora tutto diventa verosimile. Ma il mix, in generale, non trova molto appeal nella mia persona. Poi ci sono sempre gli estimatori di Twilight…

Questa piccola premessa solo per dire che, quando mi sono trovato di fronte un romanzo nel quale, dopo poche pagine, l’elemento fantastico veniva a galla mi ha portato a chiedermi se sarei mai riuscito a concludere il libro e, cosa ancor più importante, mi ha posto sulla difensiva, molto sulla difensiva.

Lo ammetto, ho cominciato la lettura di Kafka sulla spiaggia perché non conoscevo il suo autore. Ho sempre sentito critiche positive su Murakami, tutti elogiano la sua delicatezza narrativa e la sua capacità di rapire il lettore e proiettarlo in un modo elegantemente strutturato ma, fino a due settimane fa, non avevo ancora letto nulla. Galeotto fu un pomeriggio in libreria e quella dannata copertina nera, minimalista sino al midollo. Ovviamente non è stata solo la copertina il motivo del mio acquisto. Kafka sulla spiaggia è il romanzo di maggior successo di Murakami, il testo che lo ha consacrato come scrittore internazionale e ben amato da tutta la critica. Una volta deciso di leggere un libro dell’autore giapponese, il titolo scelto poteva forse essere diverso?

Mi devo correggere: prima ho utilizzato il termine fantastico ma forse, per Kafka sulla spiaggia, il termine più corretto è onirico. Infatti dopo pochi capitoli capisci, o hai la sensazione, di essere trasportato in un modo dove realtà e piano onirico si fondono in un tutt’uno. Ovviamente, a libro ultimato, tutto risulta più semplice ma devo ammettere che, nonostante i miei preconcetti, la lettura è sempre stata scorrevole e ben strutturata. Insomma, non ci sono stati momenti in cui mi sono chiesto “cosa diavolo sta succedendo?”.

kafka-sulla-spiaggia (1)Kafka sulla spiaggia è la storia di una fuga, un fuga di un ragazzo 15enne che decide di lasciare la casa paterna perché in quella casa non si sente amato. Non sentendo alcun legame con suo padre, la decisione di partire per un posto qualsiasi, risulta essere molto semplice per lui: una volta preparato uno zaino con alcune provviste ed attrezzi per il viaggio il ragazzo, Tamura Kafka, parte. Parallelamente, ha inizio un’altra storia, con un altro personaggio chiamato Nakata, un simpatico vecchietto intorno alla sessantina che si rivelerà subito molto pittoresco. Senza voler svelar niente a nessuno, dico solo che i due dovranno affrontare, entrambi in maniera diversa, un viaggio che li porterà a interiorizzare un processo di crescita germinato proprio ad inizio del libro. Ovviamente Tamura e Nakata non sono gli unici personaggi che popolano le pagine di Kafka sulla spiaggia. Entrambi avranno dei fedeli alleati che li aiuteranno nelle questioni logistiche ma, ancor più importante, fungeranno da lanterna per il loro viaggio interiore.

E’ un parallelismo, il loro, che si protrarrà per l’intero libro fino alla risoluzione finale dove il lettore sarà chiamato ad uno sforzo per interpretare quello che Murakami voleva trasmettere. Ammetto che, ancora oggi, ho degli interrogativi aperti riguardo l’intera comprensione dell’opera ma forse, e dico forse, un buon libro lo riconosci anche per questo. Di sicuro l’autore giapponese ha una straordinaria dote, ossia quella di far nascere nella testa del lettore una domanda cruciale: e dopo cosa succede? Se dentro di voi sentite scattare questa domanda allora sarete schiavi del libro e non perderete occasione per poter leggere almeno qualche altra pagina.

E se lo dice uno che era partito prevenuto è tutto un dire…

murakamiHaruki Murakami (Kyoto, 12 gennaio 1949) è uno scrittore, traduttore e saggista giapponese.

È stato tradotto in circa cinquanta lingue e i suoi best-seller hanno venduto milioni di copie. I suoi lavori di narrativa si sono guadagnati l’acclamazione della critica e numerosi premi, sia in Giappone che a livello internazionale, come il World Fantasy Award (2006), il Frank O’Connor International Short Story Award (2006), il Premio Franz Kafka (2006) e il Jerusalem Prize (2009).
Le opere più celebri comprendono Nel segno della pecora (1982), Norwegian Wood (1987), L’uccello che girava le viti del mondo (1994-1995), Kafka sulla spiaggia (2002), e 1Q84 (2009–2010). Ha inoltre tradotto un cospicuo numero di lavori dall’inglese al giapponese, spaziando da Raymond Carver a J. D. Salinger.

Fonte: Wikipedia

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Un pensiero su “Kafka sulla spiaggia

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